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Perla

 

Le perle sono le gemme “organiche” più importanti. Esse sono costituite in prevalenza (circa il 92 %) da carbonato di calcio sotto forma di cristalli di aragonite tenuti insieme da una sostanza organica, la conchiolina (circa il 6 %) con presenza di una piccola quantità di acqua (circa il 2 %). Sono praticamente delle cisti, di forma globulare o spesso sferoidale, che si formano all’interno dei tessuti di alcune specie di molluschi, specialmente nei lamellibranchi. Esaminando una sezione, in corrispondenza del diametro maggiore, si può osservare che l’interno della perla è costituito da sottili strati concentrici depositati dal mollusco in tempi successivi. La formazione delle perle è dovuta all’introduzione, nel mantello del mollusco, di un corpo estraneo che può essere un parassita, un granello di sabbia, o ancora un minutissimo frammento di conchiglia. Quando questa particella si addentra nel mantello, trascina con se stessa cellule del tessuto epiteliale, le quali, essendo la sede della produzione della madreperla che riveste l’interno della conchiglia, ricoprono di sottili strati concentrici di questo prodotto il corpo estraneo intruso, dando luogo alla formazione della perla.

 

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Perle coltivate

Agli inizi del Novecento le perle commercializzate erano ancora tutte naturali. Alla fine della prima guerra mondiale il commercio di questo prodotto superò ogni limite raggiungendo prezzi da capogiro. I tentativi per ottenere perle, sottoponendo i molluschi a speciali trattamenti, risalgono agli inizi del XX secolo. Il giapponese Mikimoto ha avuto il merito di aver compreso l’importanza commerciale del nuovo prodotto e di averlo saputo diffondere abilmente in tutto il mondo. Intorno agli anni ‘30 facevano la loro comparsa sui mercati internazionali le perle coltivate. Si crearono di conseguenza due mercati paralleli, quello delle perle naturali, e quello delle coltivate. Il mercato delle perle naturali scomparve definitivamente negli anni ’70. Le perle di coltura si ottengono, in appositi allevamenti, in Giappone, innestando nei molluschi perliferi delle sferette di madreperla ( perla e madreperla sono costituite da cristalli di aragonite e conchiolina, però, nella madreperla i cristalli si dispongono a strati piani e paralleli, mentre nella perla, in strati concentrici). Il mercato attualmente è in seria crisi essendo proliferati gli allevamenti cinesi che non usano sferette di madreperla, ma tessuto epiteliale come nucleo. In conseguenza dell’abbondante produzione, il prezzo delle perle coltivate hanno subito un considerevole ribasso.

 

 

Tipi di perle coltivate

Perle Akoya

Sono prodotte in acque marine dall’omonimo mollusco bivalve. Sono le tipiche perle di coltura giapponesi con colorazione che varia da rosa a bianco, a giallo. Il loro diametro varia tra i 2 e i 9 mm.

Perle dei mari del Sud

Sono quelle prodotte negli allevamenti di Myanmar ( ex Birmania), Indonesia, Filippine, Nuova Guinea e Australia. Quelle australiane, ottenute dal bivalve Pinctada maxima, sono grosse perle del diametro 10–20 mm, colore bianco-argento, di forma barocca cerchiata.

 

Perle nere di Tahiti

Prodotte dal mollusco bivalve Pinctada margaritifera cumingi, sono conosciute come perle nere ma in realtà sono di colore “verde-nero”. Dette perle sono solitamente di forma irregolare e più raramente sferiche o a goccia; il diametro varia da 8 a 11 mm.

Perle Mabe e blister

Le prime, emisferiche composite, sono costituite da diverse parti. Si ottengono incollando, tra il mantello e la conchiglia del mollusco bivalve, una emisfera di agalmatolite o anche di plastica. L’animale, chiuso, è rimesso in acqua. Dopo un anno, il Mabe risulta una cupola di perlagione nella quale viene incollata una emisfera di madreperla e sopra di essa, un coperchio ancora di madreperla. Le perle blister si ottengono incollando, tra il mantello e la conchiglia dell’animale un nucleo sferico di madreperla. Si ottengono così le perle coltivate blister dette anche “ 3/4 “, in quanto, per distaccarle dalla conchiglia, occorre asportarne una piccola calotta compromettendo la loro sfericità.

 

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Perle Mabe

                                                                                                    

Classificazione delle perle

Analogamente alle “4C” (iniziali dei vocaboli in lingua inglese: carat, colour, clarity, cut), impiegate per stabilire il valore dei diamanti tagliati, esistono anche per le perle 4 parametri, indicati questa volta con la lettera “S” (iniziali dei vocaboli in lingua inglese utilizzati). Le “4S” sono: Size cioè la dimensione. Le perle di forma sferica vengono classificate in ragione della misura del loro diametro espresso in mm; Shape cioè la forma. Le forme possono essere classificate, in ordine del valore, nel seguente modo: sferica, ovale, a pera, a goccia, semibarocca, barocca (detta anche scaramazza), a bottone, mabe, perla a 3/4; Shade cioè la gradazione. Con tale termine si indicano il colore, la lucentezza e l’iridescenza; Skin cioè pelle. Questo termine indica la qualità della superficie, la quale non deve presentare irregolarità come rugosità, protuberanze, cavità. A queste “4S” sembra giusto aggiungere un altro parametro che potrebbe essere definito Stratification: tale termine andrebbe riferito al grado di coltivazione e cioè la potenza della perlagione complessiva attorno al nucleo.

 

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Forma di perlagione barocca – Campione denominato “Drago”

                                                                                                     

Imitazioni 

Le imitazioni delle perle sono solitamente costituite da sferette di vetro cave o di madreperla rivestite da una specie di colla con scaglie argentee di pesci o, più recentemente, da resina artificiale iridescente (perle Nikko). In entrambi i casi le superfici delle imitazioni sono scabrose simili a bucce d’arancia.

 

Caratteristiche distintive delle perle    

Mediante l’analisi gemmologica è possibile individuare se la perla in esame è naturale, coltivata o un’ imitazione. Per stabilire se si tratta di un’imitazione occorre osservare la superficie della perla con la lente o con il microscopio; se questa si presenta butterata, simile ad una buccia d’arancia, e con una specie di colletto intorno al foro, senza ombra di dubbio è un’imitazione. Se con uno spillo si riesce a sollevare un lembo del rivestimento e si constata che esso è di consistenza gommosa, si avrà una ulteriore conferma che si è in presenza di un’imitazione.   Per stabilire invece se una perla è naturale o coltivata, se questa è forata, illuminando opportunamente il foro lo si osserva in profondità con una lente o con il microscopio. Se si tratta di perla coltivata, si vedrà una netta linea di separazione tra gli strati di perlagione e il nucleo bianco opaco. La visione invece è totalmente differente nella perla naturale: in essa, guardando attraverso il foro, si osserva una successione di strati di perlagione aventi colorazione da lievemente gialla, in prossimità della superficie, ad arancione scuro in corrispondenza del centro della perla. Tale metodo consente di esaminare anche le perle di una collana avendo però l’accortezza di scostare opportunamente, uno per uno, i nodi del foro delle perle da esaminare. Poiché l’aspetto esterno delle perle coltivate è identico a quello delle perle naturali, quelle che non presentano il foro dovranno essere esaminate con i raggi X.

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Mediante un lauegramma  si possono avere precise informazioni sulla struttura delle perle. Come noto, questa, nella perla naturale, è concentrico-raggiata, dove i cristalli di aragonite sono disposti con l’asse principale pseudoesagonale perpendicolare alla superficie della perla.
Un fascio di raggi X, che attraversa il centro di queste perle, si trova ad essere parallelo a tali assi. Si ottiene quindi lauegramma, nel quale è presente una macchia centrale nera, attorniata da altre piccole macchie che disegnano un esagono. Ruotando la perla, si otterranno sempre lauegrammi uguali a quello ottenuto, in quanto il fascio di raggi X può attraversare i cristalli di aragonite solo parallelamente all’asse principale. Nelle perle coltivate, poiché la disposizione dei cristalli di aragonite del nucleo risulta piano-parallela e non radiale, quando il fascio di raggi X attraversa i cristalli di aragonite parallelamente all’asse principale, si ha un lauegramma a simmetria esagonale, simile a quello delle perle naturali, ma se attraversa i cristalli perpendicolarmente a tale asse, si ha un lauegramma a simmetria binaria, che si presenta con una macchia centrale circondata da macchie più piccole che disegnano una croce o più precisamente due rettangoli che si intersecano perpendicolarmente.
L’esame gemmologico è difficile per le perle senza nucleo, coltivate sia in acqua dolce sia in acqua marina. La forma barocca cerchiata delle coltivazioni marine è quella a chicco di riso, delle perle coltivate in acqua dolce, forniscono solo indizi, ma non prove sicure sulla natura delle perle. In questo ultimo caso è necessario utilizzare nuovamente i raggi X per fare radiografie, nelle quali è possibile osservare una macchia nerastra centrale, in corrispondenza dell’epitelio che è stato utilizzato come nucleo. Se le stesse perle vengono osservate attraverso il foro (qualora fosse presente), si noterà una fitta successione di strati di perlagione con al centro delle perle una zona nerastra di limitate dimensioni.
Le perle coltivate di acqua dolce, esposte ai raggi X, presentano una intensa e prolungata fosforescenza, in quanto contengono tracce di manganese.
Recenti ricerche (2010) condotte su perle di varia natura (naturali, coltivate con o senza nucleo), con l’utilizzo di una sorgente di raggi X per il processo analitico u-CT (X ray computed microtomography), hanno messo in evidenza che le perle senza nucleo, coltivate in acqua dolce (come quelle cinesi), contengono nel loro centro piccole cavità ricurve definite “baffi”.

 

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Perla Coltivata
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Imitazione Perla