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Sintesi

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PRODOTTI SINTETICI NEL DECENNIO ‘80

(da Conferenza di aggiornamento: “Gli anni ‘80 nella Gemmologia”. Argomenti trattati: 1-Nuovi giacimenti, 2-Evoluzione delle sintesi, 3-Nuove tecnologie. Data: 3 settembre 1990)

Il decennio che va dal 1980 al 1990 segna un grande punto di arrivo nella produzione di nuovi materiali di laboratorio. Una serie di gemme sintetiche sono state perfezionate durante gli anni ‘70, tra cui l’alessandrite, il diamante di qualità commerciabile, l’ametista e lo zaffiro ottenuto per fusione con fondente. Vi sono inoltre due nuove imitazioni del diamante, quali il GGG (Gadolinium Galliat Garnet, ovvero Galliato di Gadolinio a struttura del Granato) e il CZ (Cubic Zirconia, ovvero ossido di zirconio stabilizzato), così come imitazioni vicine al prodotto sintetico, realizzate con ceramiche e vetro, ad esempio: turchese, lapislazzuli, opale e corallo. Dettagli sullo studio di questi materiali sono stati eseguiti da Nassau (1980).
Sebbene la quasi totalità del materiale sintetico di nuova produzione, introdotto durante gli anni ‘80, sia costituita da alessandrite “occhio di gatto” sintetica, in questo decennio sono stati prodotti anche grossi quantitativi, significativi dal punto di vista commerciale, di nuove varietà di materiali, sviluppati attraverso le più recenti tecnologie, fra i quali:
    1 - corindone arancione e zaffiro sintetici, ottenuti per fusione con fondente da Chatham;
    2 - rubino sintetico, ottenuto per fusione con fondente da Ramaura;
    3 - corindoni naturali o sintetici con ricoprimento sintetico, ottenuti mediante metodo idrotermale da Lechleitner;
    4 - rubino sintetico, ottenuto per fusione con fondente da Knischka;
    5 - smeraldo sintetico, ottenuto con il metodo idrotermale da Biron;
    6 - smeraldo sintetico, ottenuto con il metodo idrotermale di realizzazione russa;
    7 - smeraldo sintetico, ottenuto per fusione con fondente di realizzazione russa.
Così pure, durante il decennio ‘80, è aumentato il quantitativo delle ametiste sintetiche, che hanno invaso il campo delle gemme e della gioielleria. In quest’ultima decade è diventata inoltre disponibile, dal punto di vista commerciale, la sintesi del diamante ad uso industriale, la cui qualità può raggiungere livelli tali da essere anche utilizzata in gioielleria. Ogni nuovo prodotto possiede un nuovo set di caratteristiche, così che il gemmologo ha bisogno di altre chiavi di identificazione e dello sviluppo di nuovi test. Sebbene i materiali sintetici e le imitazioni rappresentino soltanto il 5% delle vendite nel commercio al minuto (sul totale, in valuta dollaro) (Nassau 1980), essi continuano a creare grossi problemi nel campo industriale.
I materiali sintetici si possono separare in due gruppi:
    1° - le “sintesi di lusso”, con il cui termine ci si riferisce all’alto costo (dovuto alla difficoltà di accrescimento) del materiale, nelle quali sono incluse alcune alessandriti sintetiche, lo smeraldo sintetico, il rubino e lo zaffiro sintetici ottenuti per fusione con fondente;
     2° - le “sintesi di basso costo”, che comprendono rubini e zaffiri sintetici asteria, opale sintetico, quarzo sintetico, CZ e rubini, zaffiri e spinelli sintetici, accresciuti con il metodo di fusione Verneuil.
Mentre nel decennio ‘80 si è portata avanti l’industria delle gemme sintetiche di alto costo, nel campo del marketing delle gemme e della gioielleria si è  anche avuta l’esplosione, sempre dal punto di vista commerciale, delle sintesi di basso costo. Alla fine del decennio la produzione di CZ è aumentata di circa 20 volte rispetto a quella degli anni ‘70, fino alla produzione di 100 milioni di carati al mese (comunicazione personale di J. Wenckns, del 1989).
 

Corindoni Sintetici

                           

La presente relazione esamina il maggior sviluppo delle sintesi ad uso gemma e delle produzioni durante l’ultimo decennio.
Mentre molti produttori di sintesi non vogliono svelare i loro procedimenti, la conoscenza delle tecniche di accrescimento cristallino e l’esame del prodotto finale può, in genere, fornire delle indicazioni sul processo utilizzato, se, almeno, non si vogliono conoscere tutti gli specifici dettagli di procedura.
Nella relazione vengono anche  considerati quei prodotti (come ad esempio rubini sintetici della Kashan Ardan Association e smeraldi sintetici idrotermali Linde) che non vengono realizzati da molto tempo in quanto i vecchi materiali o gli stock preesistenti sono ancora a disposizione dei gemmologi per l’osservazione. Inoltre, una parte della discussione si riferisce a prodotti realizzati per la prima volta su basi sperimentali, alcuni anni fa (ad esempio la giadeite sintetica prodotta dalla General Electric), sui quali si sono avute informazioni migliori solo recentemente. Se non è possibile avere in dettaglio le tecniche di preparazione di tutti i prodotti sintetici, perlomeno lo è averle sui prodotti recenti. Poiché il lavoro di Nassau, su questo argomento, è stato realizzato nel 1980, si possono utilizzare come punto di partenza, per la presente relazione, gli stessi materiali enunciati nel suo testo. Nella prima parte non sono incluse le caratteristiche di identificazione di quei prodotti ed i metodi attraverso i quali si possono differenziare dai loro corrispondenti naturali. Questo aspetto si può facilmente affrontare attraverso Gem & Gemology. Alcune caratteristiche individuali di ciascuno di questi materiali sono discusse, tuttavia, quando la loro natura è collegata a speciali procedimenti tecnici o perché rappresentano sviluppi importanti, dal punto di vista commerciale, del decennio. In ogni caso si cerca di rendere il più possibile identificabile, in letteratura, ciascuna notizia riportata.


RUBINI E ZAFFIRI SINTETICI

Il rubino è stato il primo materiale a uso gemma prodotto commercialmente con i metodi di fusione Geneve e Verneuil, all’inizio del secolo. Lo zaffiro Verneuil è stato invece prodotto nel 1911. Una grande industria di fusione, creata da Verneuil, è sorta nel ‘900, soprattutto per la produzione dei cosiddetti “vetri per orologi”; oggi la produzione eccede di 200 tonnellate, circa un miliardo di carati per anno.
Alcune tecniche alternative di crescita per fusione sono necessarie per ottenere rubini con ottime qualità ottiche, per uso laser; l’industria ha garantito la produzione anche di alcuni di questi esemplari. La crescita per fusione con fondente del rubino sintetico ha inizio negli anni ‘60. Schmetzer, nel 1986, ha pubblicato i risultati delle sue ricerche sulla composizione dei fondenti usati dai diversi produttori:
LiO2  - MoO3  - PbX (dove X sta per fluoro o ossigeno) (Gilson, Chatham e Lechleitner), Na3AlF6 (Kashan), Li2O - WO3 - PbX (Knischka), Bi2O3 - La2O3 - PbX (Ramaura).L’alto costo di questi materiali sintetici pregiati come pure del corindone arancione e dello zaffiro, fa sì che la produzione sia bassa. Per quanto riguarda il rubino Kashan, la produzione ha subito un arresto in seguito a fallimento nel 1984.
Ricerche continue sui prodotti Knischka tuttavia hanno, recentemente, portato alla realizzazione di alcuni cristalli di dimensioni considerevoli come per esempio, uno dei quali, tagliato a cuscino, di 52.06 ct.
Per i rubini sintetici ricoperti Lechleitner sono stati usati sia semi naturali sia sintetici.
Si potrebbe osservare che il rubino sintetico Ramaura, caratterizzato dalla presenza di una piccola quantità di elementi appartenenti alle terre rare, può essere identificato anche per la tipica fluorescenza giallo-arancione. Questo metodo non è sempre efficace in quanto spesso i materiali possono non presentare questo effetto di luminescenza.
Sia i corindoni arancioni che gli zaffiri sintetici sono stati prodotti utilizzando altri metodi quali: Chatham, Lechleitner (incluso il ricoprimento), Czochralski e/o per “fusione a zone”(considerato come alternativa del Czochralski, in quanto, sebbene meno conveniente, è otticamente superiore) da Seiko e Inamori (Kyocera). Durante gli anni ‘80 due potenziali caratteristiche inclusioni ingannevoli sono state riscontrate nei rubini e zaffiri sintetici prodotti con i metodi sopracitati: “impronte digitali”, ottenute mediante introduzione di fondente e apparenti inclusioni naturali simili ad aghi identificate come “spigoli di piani geminazione”.

 

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Bollicine in zaffiro sintetico Verneuil.

                                                            

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Bolla a siluro in rubino sintetico Verneuil.

 

                                                          

QUARZO SINTETICO

In Italia, intorno al 1905, Giorgio Spezia ha compiuto con successo i primi accrescimenti di quarzo sintetico idrotermale. Il quarzo sintetico incolore è stato commercializzato con successo intorno al 1950 e in conseguenza alle sue proprietà piezoelettriche è stato utilizzato in grandi quantità, soprattutto nelle comunicazioni. Oggi vengono prodotte, nel mondo, circa 1000 tonnellate di quarzo sintetico, di cui solo 20 tonnellate, circa 100 milioni di carati, usati come gemma, e soprattutto nelle varietà ametista e citrino.
Il quarzo sintetico incolore (varietà cristallo di rocca) viene irradiato per ottenere quarzo sintetico affumicato; la stessa cosa si può ottenere partendo da quarzo naturale incolore, pur non essendoci un significativo mercato per questo tipo di varietà, sebbene siano stati notati, sul mercato, alcuni di questi campioni.
Sia quarzi citrini sia ametiste sono stati prodotti, negli anni ‘70, in Russia, produzione questa che, negli anni ‘80, è stata sorpassata da quella giapponese.
Un quarzo rosa sintetico è stato prodotto sperimentalmente aggiungendo sia ferro che titanio.
L’osservazione di inclusioni, quando presenti, per separare il materiale sintetico dal naturale (soprattutto ametista e citrino) è aumentata negli anni ‘80 con l’esame dell’accrescimento e della geminazione. Una tecnica di identificazione, basata sul “geminato del Brasile” presente nelle ametiste naturali e non in quelle sintetiche, fu descritta da Schneider nel 1983 e da Schmetzer nel 1986. L’uso di un semplice polariscopio per determinare la presenza o l’assenza di piani di geminazione, rispettivamente, in ametiste naturali o sintetiche, è stato successivamente proposto da Crowningshield e altri nel 1986, e quindi largamente adoperato. Nel caso, però, i produttori di ametista sintetica utilizzino un seme con geminazione naturale, come già fatto su base sperimentale, il test sulla geminazione risulterebbe negativo.

 

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Quarzo citrino sintetico: seme incolore della sintesi idrotermale

                                                            

SMERALDO E ALTRI BERILLI SINTETICI

Sebbene i lavori in questo settore siano iniziati in Francia nel XIX secolo, il primo smeraldo sintetico commercializzato con successo fu prodotto dalla C.C.Chatham di San Francisco solo intorno al 1940. Gilson (Francia) produsse il suo smeraldo sintetico 20 anni dopo.

 

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Smeraldo sintetico Gilson

                                                            

Queste produzioni utilizzano un procedimento con fondente, basato su molibdato di litio (Li2Mo2O7).
Negli anni ‘60 Lechleitner (Austria) ha introdotto una tecnica idrotermale atta a far crescere una sottilissima pellicola di smeraldo sintetico sulla superficie di un berillo naturale quasi incolore.
Nel 1970 Linde Air Products Co. ( ) ha creato uno smeraldo sintetico idrotermale che, originalmente, fu prodotto con il nome di “Quintessa” e successivamente noto come “smeraldo sintetico Regency”, della Vacuum Ventures ( ).
Recentemente la Inamori Division di Kyocera (Giappone) ha introdotto uno smeraldo sintetico ottenuto per fusione con fondente diffuso con il nome di “Crescent Vert”.
Una serie completa di nuovi prodotti che hanno usato sia il processo di fusione con fondente, sia quello idrotermale, sono apparsi negli anni ‘80. Probabilmente il più importante di questi prodotti è associato ai nomi “Biron” e “Pool”. Lo smeraldo sintetico idrotermale Biron che contiene sia cromo che vanadio, come pure cloruri, fu il primo ad essere prodotto nell’Australia Occidentale all’inizio del decennio. Circa nel 1988 la Emerald Pool Mining Company di Perth (Australia) cominciò una intensa campagna di marketing, sostenendo che alcuni dei loro prodotti erano smeraldi naturali. Con un “processo di trattamento unico e segreto” materiale di bassa qualità, proveniente dalle loro miniere, sarebbe stato convertito in smeraldo di qualità pregiata. Tuttavia Brown e Snow (1988) asserirono che tutti gli smeraldi Pool erano da considerarsi smeraldi sintetici Biron.
In risposta alle lagnanze secondo le quali gli agenti pubblicitari della Pool erano contravenuti alle leggi di molti paesi, il portavoce della Pool asserì che lo smeraldo naturale delle loro miniere era stato da loro “ricristallizzato”. Poiché l’uso di quantitativi di nutriente naturale con le sue impurità dà origine ad un accrescimento molto più difficoltoso, è supponibile che nessuna tecnica di produzione di dette gemme possa permettersi di utilizzare se non insignificanti quantità di detto nutriente. Successivamente, nell’ottobre 1988 è stato rintrodotto il nome di Biron.

 

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Smeraldo sintetico Biron

 

 

Nel passato Gilson ha prodotto due tipi di smeraldo sintetico per fusione con fondente: uno con cromo come colorante e l’altro con ferro, in modo da ridurre l’intensità della fluorescenza rossa. Più recentemente è stato anche prodotto uno smeraldo sintetico per fusione con fondente con cromo e nichel i quali conferiscono al materiale un colore verde-giallastro.
Negli anni ‘80 la Gilson fu acquistata dalla Nakazumi Earth Crystals Corp. (Giappone).
Durante l’ultimo decennio furono condotte considerabili ricerche sull’uso dello smeraldo sintetico nell’industria dei laser; il materiale necessitava quindi di alte qualità ottiche, per cui il più adatto era lo smeraldo sintetico idrotermale. Una continuazione di questo lavoro può, nel tempo, originare gli stimoli per una produzione più vasta e di migliore qualità.
Infine è interessante notare come la Adachi Shin ANICS abbia prodotto un berillo sintetico denominato “anguria”, ovvero con uno strato di smeraldo sintetico sovrapposto ad un cuore di berillo sintetico rosa intenso, utilizzando quindi, come elementi cromofori, cromo e manganese. I dati procurati dal produttore in questo resoconto, e altrove, suggeriscono una tecnica di deposizione chimica da vapore, ma non convincono su un valido accrescimento cristallino.

 

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Cristalli di fenacite in smeraldo sintetico Biron

                                                            

DIAMANTE SINTETICO

Sebbene basata largamente su tecnologia sviluppata della General Electric (USA), durante gli anni ‘70 e precedentemente i singoli cristalli di diamante sintetico, uso gemma, prodotto dalla Sumitomo Electric Industries (Giappone) negli anni ‘80 rappresentano il primo materiale commerciabile disponibile.
I più importanti sviluppi sono stati relativi ad uno stabile aumento nella forma, nella qualità e nella quantità del materiale uso gemma che può essere prodotto con accrescimento ad alta pressione. Nonostante ci sia stato un notevole progresso nella sintesi del diamante uso gemma, questo non ha avuto sviluppo per l’industria della gioielleria, ma abbastanza per applicazioni di alta tecnologia, soprattutto nei semiconduttori.
Più recentemente è stato rivelato che la De Beers ha condotto ricerche in questo campo fin dagli anni ‘70, arrivando alla produzione di cristalli con caratura anche di 11.14 ct. Con alte pressioni si possono ottenere la varietà incolore, gialla, verde e blu, nonostante, per uso gemma, sia stata prodotta commercialmente solo quella gialla. Lo spazio di lavoro nella campana blindata è abbastanza grande (10 cm di diametro per 15 cm di altezza) e l’accrescimento è di ½ct / giorno per ciascun cristallo. Quando il colore è di un giallo accettabile, diversi cristalli possono accrescere, ognuno, di parecchi strati contemporaneamente, utilizzando una vasta gamma di leghe a base di ferro come solventi. La presenza di una limitata gamma di leghe a base di alluminio riduce il numero dei cristalli incolori e blu che possono accrescere contemporaneamente. Attualmente non si conosce l’indice di produzione dei cristalli singoli, ma il potenziale sviluppo nelle operazioni può essere misurato dalla produzione del diamante sintetico industriale, stimato intorno a 300 milioni di carati per anno, e cioè circa il 90% del diamante industriale commerciato viene utilizzato per utensili da taglio, per molare e lucidare.
Solitamente le pietre sintetiche ottenute con elevate tecnologie vengono vendute ad 1/10 del prezzo delle naturali corrispondenti, mentre sinora i diamanti sintetici della Sumitomo sono stati venduti a prezzi comparabili a quelli dei diamanti naturali di colorazione simile.
Attualmente i maggiori produttori di diamante sintetico sono la De Beers, la Sumitomo, la Russia e probabilmente anche la Cina.
Da un recente lavoro di Derjagin e Spitsin (URSS) si ha la prospettiva di realizzare cristalli singoli di diamante accresciuti mediante sottili pellicole.
Quest’ultima tecnica per la produzione di diamante sintetico è detta CVD (Chimical Vapor Deposition), “deposizione chimica da vapore”, con la quale è possibile ottenere sottili pellicole dello spessore di 1 o 2 micron (1µ = 1/1000 mm). L’insieme delle pellicole forma uno strato policristallino di tipo granulare, reso più spesso dall’accrescimento. Incorporando idrogeno si possono produrre strati più spessi con pellicole di idrocarburo “simile a diamante”, ma non ugualmente duro, sebbene sempre più duro del corindone. Con tale procedimento è stata sperimentata la ricopertura del CZ, ma problemi di adesione, trasparenza, aspetto esteriore e temperature necessarie, non fanno prevedere possibilità di commercio in questo settore.

 

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    Struttura a croce di diamante sintetico

    esposto a radiazione ultravioletta di 366 nm

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 Reticolato verdastro in diamante sintetico

esposto a radiazione ultravioletta di 366 nm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CUBIC ZIRCONIA SINTETICO

Questo è attualmente il miglior prodotto in grado di imitare il diamante. Esso è competitivo anche dal punto di vista economico, infatti viene venduto a 1, 2 centesimi di dollaro al carato (12, 24 lire al carato), all’ingrosso. La produzione di CZ agli inizi degli anni ‘80 era di circa 50 milioni di carati al giorno, attualmente raggiunge 1 miliardo di carati al giorno. I colori blu-zaffiro e verde-smeraldo sono stati introdotti negli anni ‘80, utilizzando stabilizzatori, chiamati C-Ox dai produttori russi, in quantità superiori alla norma. Questa produzione viene anche eseguita dalla Ceres Corp. (USA).


ALESSANDRITE SINTETICA

All’inizio degli anni ‘80 vi erano due tipi di alessandriti sintetiche: Creative Crystals per fusione con fondente e materiale prodotto con il metodo Czochralski da Kyocera (materiale simile viene anche utilizzato per i laser). Attualmente esistono 6 sintesi diverse, tra cui il nuovo metodo della Seiko per fusione a zone. Queste tecniche vengono usate per la produzione anche di alessandrite “occhio di gatto” sintetica. Il gatteggiamento deriva dalla precipitazione di una fase esterna mediante riscaldamento dopo l’accrescimento e cioè con una tecnica simile a quella per ottenere rubini e zaffiri asteria sintetici. A livello di inclusioni è possibile osservare, al microscopio, minuscole particelle orientate in piani paralleli, diverse dalle inclusioni tabulari e dagli aghi del materiale naturale.

 

OPALE, GIADEITE E MALACHITE SINTETICI

Gilson, nel 1974, ha prodotto opali sintetici neri e bianchi mediante precipitazione chimica e processo di sedimentazione. Nel 1983 il prodotto è stato migliorato, tale da apparire molto più simile a quello naturale. Poco dopo sono stati osservati anche opali di fuoco sintetici. Più tardi la produzione Gilson è stata assorbita dalla Nakazumi Earth Crystals. Vi sono anche due nuovi opali sintetici: un tipo della Kyocera, commercializzato sotto il nome di Inamori e un altro tipo di produzione australiana.
La giadeite è stata sintetizzata dalla General Electrics in colorazioni verde e viola, utilizzando un vetro di composizione della giadeite, cristallizzato a media pressione; questo prodotto non è stato commercializzato.
Si segnala inoltre malachite sintetica di produzione russa, commercializzata, nel 1987, in pezzi che superano gli 8 Kg.

 

IL FUTURO DELLE SINTESI

La tecnologia moderna ha avuto un tremendo impatto con l’industria delle gemme sintetiche: tutte le sintesi prodotte negli ultimi 50 anni derivano da ricerche tecnologiche condotte in campi diversi. Dagli anni ‘70, tuttavia c’è stata una forte contrazione della ricerca di materiali da esplorare tale da spiegare la scarsità di prodotti sintetici totalmente nuovi durante gli anni ‘80. Da allora vi è stata una piccola inversione di tendenza nel prossimo futuro, ma non abbastanza da attendersi l’arrivo di nuove sintesi. Solo la ricerca sulle pellicole di diamante sintetico si è intensificata, in quanto fa parte del programma strategico difensivo degli USA, denominato “Guerre Stellari”.
Come precedentemente detto è improbabile che il diamante sintetico, sia in cristalli che sottili pellicole, sarà, in un futuro prevedibile, utilizzato ampiamente nel mercato delle gemme.
In questi anni una vasta gamma di altri materiali uso gemma è stata sintetizzata su basi sperimentali senza aver raggiunto caratteristiche tali da essere commercializzati. Inoltre si conoscono abbastanza notizie circa le condizioni di crescita di materiali come topazio e tormalina, tanto che in futuro sarà possibile avere anche sintesi di questo tipo. Indubbiamente l’assenza di una discreta domanda per queste sintesi è di impedimento alla loro realizzazione per il commercio.
L’aspetto del CZ come imitazione del diamante è così vicino alla “cosa reale” tanto che un’imitazione migliore è improbabile, sia dal punto di vista qualitativo che per i costi, i quali molto difficilmente potrebbero essere inferiori a quelli di produzione del CZ.
Gli ultimi decenni hanno messo a dura prova la gemmologia, sia dal punto di vista delle evoluzioni nelle sintesi, sia nella tecnologia dei trattamenti.

 

 

MOISSANITE SINTETICA

Quest’ultima sintesi non è argomento trattato nella precedente conferenza di aggiornamento sull’evoluzione della scienza gemmologica negli anni ’80. La moissanite sintetica, infatti, viene prodotta alla fine degli anni ’90 ed è ancora attualmente l’imitazione più recente del diamante.
Il nostro laboratorio, successivamente alla commercializzazione di questo nuovo materiale, ha avuto modo di esaminare una serie di campioni e ha, di conseguenza, pubblicato una relazione storico-tecnica in merito a detto materiale. Quanto segue è uno stralcio della relazione.

Il carburo di silicio è un prodotto naturale, scoperto nelle meteoriti del Canyon Diablo, in Arizona, dal chimico Henri Moissan. Il mineralogista statunitense George Frederick Kunz, in seguito chiamò il minerale “moissanite” in onore del suo scopritore. Il carburo di silicio viene anche prodotto sinteticamente da circa un secolo sotto il nome di “carborundum”; la sostanza è stata utilizzata da sempre come un valido abrasivo nel campo industriale…….
Circa due anni fa (1998) la Cree Research Inc. di Durham, North Carolina – USA, ha prodotto la moissanite sintetica da utilizzare in gemmologia; la società C3 Inc. è la distributrice commerciale della suddetta sostanza.
E’ parere comune degli studiosi che la moissanite sintetica, per le proprietà fisico-ottiche che la caratterizzano, sia l’imitazione più riuscita del diamante. Il prodotto sintetico viene realizzato in colorazioni diverse che vanno da un “approssimativo” incolore ad un lievemente giallo, verde e grigio……….sono apparse, con maggior insistenza, pietre incolori classificabili con i gradi di “I” e “J” della scala GIA………
Le impurità presenti sono classificabili con i gradi “VVS” e “VS”, almeno per i campioni che abbiamo avuto modo di analizzare……..
Al contrario delle altre imitazioni del diamante, quando la moissanite è posta con la tavola su uno scritto, osservando attraverso il materiale, non è possibile distinguere i caratteri……..
Con il microscopio o con una lente gemmologica 10x si riesce comunque a distinguere il prodotto sintetico dal diamante, in quanto il primo, osservato in modo perpendicolare alla tavola, presenta lo sdoppiamento degli spigoli e questo perché la moissanite s. è birifrangente, appartenendo al sistema esagonale, mentre il diamante è monorifrangente, appartenendo al sistema cubico……

 

Riassumendo, per quanto riguarda il riconoscimento al microscopio di questo materiale, è importante ricordare che spesso sono presenti aghi perpendicolari alla tavola e che generalmente le cinture delle pietre sono lucide con spigoli arrotondati. La densità ha valori intorno a 3.22 g/cm3 ed è ben diversa da quella del diamante che è di circa 3.52 g/cm3.
La durezza, 9¼ della scala di Mohs, è molto prossima a quella del diamante che è 10.
Seconda la scala di Knoop, che misura invece il valore di penetrazione per compressione, la moissanite s. pur essendo di durezza superiore agli altri materiali, è pari solo al 40% della durezza del diamante. Con il comune conduttore di conducibilità termica la moissanite s. reagisce come il diamante, quindi è stato messo a punto, dalla società C3 inc., nello stesso anno di produzione della nuova sintesi, un piccolo apparecchio ottico denominato “Colorless Moissanite /Diamond Tester Model 590”, il cui principio è quello della misurazione delle radiazioni prossime all’ultravioletto, che il diamante trasmette, mentre la moissanite s. assorbe. Nelle varie moissaniti sintetiche da noi analizzate, con carature variabili da 0.10 a 3.00 carati circa, abbiamo quasi sempre rilevato le caratteristiche sopra elencate, senza mai aver riscontrato difficoltà nel riconoscimento. C’è da precisare che non sempre sono presenti le tipiche inclusioni e specialmente nei campioni con bassa caratura.

 

La ditta italiana che produce moissanite sintetica è la Gemmecreate srl, di Alberto e Luisa Malossi e il distributore esclusivo in Italia è la "Moissanite Charles & Covard. La ditta Malossi, inoltre, produce anche smeraldi sintetici idrotermali e rubini, zaffiri e alessandriti ottenute con il metodo della fusione con fondente.

 

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     Aghi perpendicolari alla tavola in moissanite sitetica
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Sdoppiamento degli spigoli

 

 

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